Alessandra Battani
Parole chiave: montagna, benessere, consapevolezza, empowerment, gruppo
La Montagnaterapia è una metodologia di intervento che nasce dalla volontà di utilizzare le proprietà naturalmente trasformative della montagna (Scoppola, 2001) come strumenti per migliorare il benessere biologico, psicologico e sociale di individui portatori di differenti problematiche e patologie, sia fisiche che psicologiche, e che si esprime attraverso attività d’integrazione terapeutica, riabilitativa e socioeducativa di percorsi medici, psicologici o socioeducativi in cui i suoi partecipanti sono primariamente coinvolti (Scoppola et al., citati in Di Benedetto, 2017). In essa, differenti discipline scientifiche e i relativi operatori (Scoppola, 2001) hanno l’opportunità di intrecciarsi con l’esperienza dell’ambiente montano e dei suoi esperti – in Italia, appartenenti al Club Alpino Italiano (Scoppola, 2001; Di Benedetto, 2017).
Abbracciando una prospettiva ecologico-sistemica e riconoscendo l’interazione reciproca fra uomo e ambiente (Bronfenbrenner, 1979), le protagoniste dei programmi di Montagnaterapia sono le attività pratiche in montagna. L’esercizio fisico e l’attenzione richiesti nelle stesse sembra aiutino i
partecipanti a riacquisire consapevolezza dei segnali del proprio corpo nel momento presente
(Giordana, 2020), ricreando quella connessione mente-corpo spesso persa nella quotidianità
(Scoppola, 2001). I successivi momenti di riflessione e di rielaborazione del proprio vissuto, corporeo ed emotivo, supporterebbero lo sviluppo di una migliore consapevolezza di sé (Scoppola, citato in Scoppola, 2005a). Durante le uscite in montagna, l’azione personale nel fronteggiare le difficoltà viene primariamente valorizzata (Waterman, 2005): la dinamicità e la mutevolezza della montagna (Di Benedetto, 2017), infatti, stimolerebbero l’adozione di nuovi comportamenti e strategie cognitive adattivi, flessibili e funzionali agli imprevisti (Scoppola, 2005b), capaci di rafforzare autonomia, autostima e senso di efficacia personale (Lanfranchi, 2018), supportando così l’empowerment del singolo (Zani & Cicognani, 2000). Tutto ciò accade in gruppo, un microcosmo sociale (Yalom & Leszcz, 2005/2016) le cui dinamiche vengono utilizzate per fornire ai partecipanti esperienze di socializzazione positive e gratificanti (Lanfranchi, 2018).
La Montagnaterapia rappresenta perciò un contesto di inclusione e di condivisione in cui si
concretizzano nuove opportunità per la realizzazione e la consapevolezza di sé e che finora si è
dimostrata ampiamente efficace (Di Benedetto, 2019). Il suo metodo, tuttavia, presenta difficoltà di
validazione scientifica conseguita con metodologie strettamente sperimentali (Festi, 2019), ostacolata da quelle variabili naturalmente presenti in un contesto montano (Baroni, 2008) che sono, d’altronde, all’origine della Montagnaterapia stessa.
Bibliografia Essenziale
Di Benedetto, P. (2017). La quinta stagione della montagna. Montagne360, 33-36.
Festi, L. (2019). Al servizio di tutti. [Intervista di Redazione CAI]. Montagne360, 16-18.
Lanfranchi, F. (2018). Pionieri della Montagnaterapia in Italia – Area Salute Mentale. [Relazione a
convegno]. Convegno regionale di Montagnaterapia: Montagna che aiuta – esperienze a confronto.
Bergamo.
Scoppola, G. (2001). Introduzione alla Montagnaterapia. [Relazione a convegno]. Curare a cielo aperto, Roma.
